martedì, maggio 22, 2007

Italia, anni '50.

Il martedì ho lezione con una giovane teenager figlia di padre italiano nato in Australia. Come scritto qui, spesso vengo invitato a fermarmi a cena. Questo martedì sera, come d'accordo, sono stato ospite dei nonni italiani della mia studentessa. La nonna a breve parte per una vacanza in Italia a Spinete, suo paese d'origine, ed hanno organizzato una bella serata per salutarla.

Una serata fantastica.

Appena entrato in casa, noti subito le differenze con le normali case australiane. I mobili...la cucina...la credenza con "il servizio buono"...la foto di padre pio ed il santino del paese...la tavola lunga con gli estremi arrotondati...le sedie imbottite e con schienale intrecciato. Le fotografie di nipoti, matrimoni e comunioni.

Ma quello che colpisce di più sono gli odori. Difficile spiegarlo a parole...ma per chi, come me, ha origini anche meridionali, è impossibile non riconoscerlo. Un odore intenso, di legno, di casa vissuta, tipico delle cucine/case/soggiorni dei paesi dell'Italia del sud.

Vengo accolto da Leonardo, il nonno di Pia, la mia studentessa. In tavola saremo in 14, tutti di origine italiana tranne la mamma di Pia. Iniziamo a chiaccherare prima in un inglese un po' così, poi in italiano inframezzato di dialetto molisano, che stranamente capisco benissimo. Sembra d'essere in un'Italia di altri tempi. Come da tradizione, la tavola si riempie: lasagne fatte in casa, carne, insalata, capocollo, pane fatto in casa ed un ottimo rosso di circa 14° fatto in casa anch'esso.

La chiaccherata prosegue tranquilla, vengo a conoscenza che i nonni di Pia sono arrivati in Australia nel 1954. Il mio vicino è Leonardo. E mi faccio raccontare di un viaggio. Mi faccio raccontare di una vita.

Un mese in nave. Partito a 19 anni con l'incoscienza in corpo ed un sogno nel cuore. Lascia un paese dal quale quotidianamente partono pullman pieni di emigranti. Un mese, dal porto di Napoli.
Dove le navi hanno nomi come "Australia" e "Sorrento".
Trenta notti in cabine-container da 20 e più persone.
Trenta giorni in mezzo a mari d'olio e burrasca, con soste a Messina per caricare altri passeggeri. A Suez e Colombo (Sri Lanka) dove vengono calati cestini dagli oblò per comprare del cibo in porto. A Freemante (Perth - Western Australia), dove i primi emigranti scendono stremati dal viaggio. A Melbourne, la sua meta. La nave proseguirà per Sydney e la costa del nord.

Anni in cui si lavorava duro per costruire le infrastrutture che vedo quotidianamente. Difficoltà ad integrarsi conoscendo solo il dialetto molisano. Dove dal fruttivendolo indichi quello che vuoi comprare. E se malauguratamente non c'è ciò che cerchi speri che il commesso parli/capisca l'italiano oppure non compri. Difficoltà ad integrarsi in una società diffidente verso gli italiani. Poi diventata diffidente verso i vietnamiti. Ora diffidente verso i musulmani.

Sono fortunato, non c'è un cazzo da dire.

"Si serva da solo, help yourself". Il calore umano è palpabile. Lascio la casa con una bottiglia in mano ed una porzione di lasagne. La nonna mi invita a cena per quando tornerà.

"Mi commuovo sempre quando vedo degli italiani", mi dice Leonardo con gli occhi lucidi stringendomi forte la mano mentre lascio casa sua. E mi commuovo anche io.